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Nel nostro Blog, condividiamo riflessioni spirituali e storie di fede. Trova ispirazione e motivazione per il tuo percorso spirituale.


❣️ IL SANGUE CHE NUTRE❣️ 

«Non bastò a Gesù dare all'umanità una prova del suo immenso amore con lo spargere il Sangue una volta, ma volle, istituendo il sacramento dell'Eucarestia, spargerlo continuamente, quasi volesse morire giornalmente per noi». (S. Bernardino). L'amore infatti non si accontenta di sacrificarsi per chi si ama, ma vuol essere sempre vicino e donarsi completamente alla persona amata. Perciò Gesù, con la stessa onnipotenza che aveva adoperata per nascondere la sua divinità sotto l'ombra della carne umana, la nasconde ora sotto le specie del pane e del vino, e proprio in quella notte in cui gli uomini gli preparano la morte, pronuncia le grandi parole «Prendete e mangiate, questo è il mio Corpo». «Prendete e bevete, questo è il mio Sangue». Per eternare poi nei secoli, attraverso il servizio sacerdotale, il suo gran dono, aggiunge: «Fate questo in memoria di me». L'Eucarestia è dunque il memoriale della Passione di Cristo, è il vero cibo e la vera bevanda delle nostre anime. Quando il fedele si accosta alla S. Comunione, pur ricevendo soltanto l'Ostia, è di fede, che riceve non solo il Corpo, ma anche il Sangue del Signore. Riflettiamo che la S. Comunione è indispensabile per la vita della nostra anima: «Se non mangerete la mia Carne e non berrete il mio Sangue, non avrete la vita in voi». L'anima ha bisogno di quel Sangue, perché frena il vizio e spegne il fuoco delle passioni; ne ha bisogno per essere rinfrancata e sostenuta nella lotta contro il male; ne ha bisogno quando è sopraffatta dalla tristezza e dall'aridità; ne ha bisogno proprio come il corpo necessita del pane quotidiano. Corriamo perciò al Sangue di Gesù per purificarci e dissetarci; corriamo a questo fiume di grazie che trabocca dai calici per inondare il mondo; corriamo al Tabernacolo, dove Gesù ci aspetta prigioniero d'amore; confidiamo a Lui solo le nostre gioie, le nostre speranze, i nostri dolori; giuriamogli il nostro amore e ripariamo con la S. Comunione alle offese che riceve da tante anime ingrate. 

ESEMPIO: Imperversa la persecuzione di Diocleziano e i campioni di Cristo erano rinchiusi a migliaia nelle carceri di Roma, in attesa d'essere gettati in pasto alle belve. Una cosa sola essi attendevano dai fratelli rimasti ancora liberi: il Pane dei forti, Gesù Eucaristico. Egli solo avrebbe potuto sostenerli nella dura lotta. Ma chi oserà penetrare in quelle prigioni così accuratamente vigilate? «Padre Santo, dice Tarcisio, andrò io!» «Ma tu sei piccolo, come potrai difender l'Eucarestia dalla profanazione, se ti scoprono?» «Appunto perché sono piccolo nessuno sospetterà di me. Se mi scopriranno, darò il mio sangue, ma l'Eucarestia non sarà profanata». Eccolo che corre già verso le carceri, stringendo il Pane consacrato al petto, quando alcuni monelli lo fermano, vogliono che giochi con loro, vogliono vedere cosa porta e comprendono. «E’ un cristiano, porta i Misteri, ammazziamolo!» Una fitta gragnuola di sassi lo abbatte, ma nessuna forza riesce a strappargli Gesù dalle mani. Il centurione Quadrato lo raccoglie, lo porta alle catacombe. L'Eucarestia è bagnata di quel sangue innocente.

GIACULATORIA: Lodato e benedetto sia il S. Cuore ed il Prezioso Sangue di Gesù nel Santissimo Sacramento dell'altare.

San Gaspare del Bufalo


❣️IL SANGUE DI GESÙ E IL PURGATORIO❣️ 

Se nell'Inferno i dannati si disperano, perché il Sangue di Cristo è loro di eterna condanna, nel Purgatorio le anime soffrono temporaneamente; il Sangue di Cristo forma l'oggetto principale della loro speranza ed è per noi viventi il mezzo per sollevare le loro pene. L'esistenza del Purgatorio è verità di fede. Le anime, se non godono già la visione beatifica, si trovano nello stato voluto dall'amore purificante di Dio, che chiamiamo comunemente purgatorio. Ma, è anche di fede, che noi possiamo alleviare quelle pene, applicando per le Anime Sante i meriti del Sangue di Gesù. Subito dopo la sua morte il Signore apparve alle anime dei giusti, che da secoli attendevano la sua venuta, piene di fede nella virtù salvatrice della sua Passione. «Tu, o Signore, per mezzo del tuo Sangue, liberasti i prigionieri da quella fossa profonda, dove non è acqua». L'unico mezzo perciò per liberarle da quelle sofferenze è l'applicazione dei meriti del Sangue Divino. Tutte le opere buone, specialmente la preghiera e la carità, possono essere fatte con l'intenzione di applicarne i frutti alle Anime del Purgatorio; ma i mezzi più eccellenti sono due: far celebrare sante Messe ed accostarsi alla S. Comunione. La S. Messa non è altro che lo stesso sacrificio della Croce, che si rinnova in modo incruento sull'altare, perciò, come furono infiniti i meriti del Sangue di Cristo sulla Croce, così lo sono sull'altare. Cosa potremmo offrire di più prezioso a Dio a vantaggio di quelle Anime? E quando potrebbe essere più efficace la nostra preghiera, se non nel momento in cui riceviamo il Corpo e il Sangue di Gesù nell'anima nostra? Ci potrà allora Egli negare la sua misericordia per quelle anime tanto care al suo Cuore? Perciò, se possiamo aiutare le Anime del Purgatorio, ricordiamo che è nostro dovere farlo. Sono le anime dei nostri parenti, di persone che ci furono care e ci fecero del bene nella vita. Un giorno andremo anche noi in Purgatorio. Come vorremmo allora che tutti ci aiutassero! Ma come possiamo sperarlo, se ora siamo indifferenti verso coloro che ci hanno preceduto in quel luogo di espiazione? 

ESEMPIO: Nel 1890 morì la Ven. Maria Rosa Carafa della Spina, di nobilissima famiglia napoletana. Si distinse nella sua vita per una speciale devozione al Prez.mo Sangue e alle Anime del Purgatorio. Una volta nel giorno dei Morti, Gesù le mostrò in visione il Purgatorio. Un mare di fiamme apparve al suo sguardo atterrito. Gesù le disse: «Figlia mia, hai un gran mezzo nelle tue mani per spegnere quelle fiamme. Prendi il Sangue dal mio Cuore e versalo su di esse». Ella così fece e vide le Anime Sante salire al cielo come stelle luminose. Allora la Venerabile pregò Gesù: «Signore, voglio liberare tutte queste Anime!» e Gesù le rispose «Se gli uomini pensassero al tesoro che hanno nelle mani, e come potrebbero liberare a migliaia le Anime che qui penano! Saremo anche noi insensibili all'invocazione delle Anime Purganti? Riflettiamo che esse hanno sempre aiutato prodigiosamente chi ha offerto suffragi per loro. Se dunque vogliamo grazie e protezione, offriamo il Sangue di Gesù per la loro liberazione. 

GIACULATORIA: Gesù mio Redentore, ricordatevi che le Anime costano il prezzo inestimabile del vostro Sangue; deh! sovvenite le Anime tutte del Purgatorio.  

San Gaspare del Bufalo


MESE DI AGOSTO DEDICATO A DIO PADRE

Il Rosario del Padre, con i suoi cinque misteri, è una preghiera che la Provvidenza ci ha donato. La collaborazione spontanea, venuta da più parti, lo ha arricchito dei riferimenti biblici e delle litanie. In esso c’è tutta la storia dell’uomo guidata dall’Amore di Dio che – dall’inizio della creazione alla redenzione finale – ha portato e porterà avanti il Suo disegno di Vita.

Questo rosario è un segno dei tempi, di questi tempi che stanno vedendo il ritorno di Gesù sulla terra “con grande potenza” (Mt 24,30). La “potenza” è per eccellenza l’attributo del Padre (“Credo in Dio Padre Onnipotente”): è il Padre che viene in Gesù, e noi dobbiamo sollecitarlo perché acceleri i tempi della nuova creazione tanto attesa (Rm 8,19).

Il Rosario del Padre, in cinque tappe, ci aiuta a riflettere sulla Misericordia che “più potente del male, più potente del peccato e della morte” (Dives in Misericordia, VIII, 15) ci ricorda come l’uomo possa e debba divenire strumento del trionfo d’amore del Padre, dicendo a Lui il suo “sì” in pienezza e inserendosi così nel circolo d’Amore trinitario che lo rende “gloria vivente di Dio”; ci insegna a vivere il mistero della sofferenza che è dono grande, perché ci dà la possibilità di testimoniare il nostro amore al Padre e di permettergli di testimoniarsi, scendendo fino a noi.

Come si recita?

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. 

O Dio vieni a salvarmi.

Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. 

Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Padre mio, Padre buono, a Te mi offro, a Te mi dono.

Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen

Si enuncia ad ogni decina il “mistero”, per esempio, nel primo mistero: “il trionfo del Padre nel giardino dell’Eden quando, dopo il peccato di Adamo ed Eva, promette la venuta del Salvatore”.

Dopo una breve pausa diriflessione si recitano: un’Ave Maria, dieci Padre Nostro e un Gloria.

Alla fine di ogni decina della Corona si ripetono le due preghiere: “Padre mio, Padre buono…” , “Angelo di Dio…”.

Alla fine del Rosario vengono recitate le Litanie del Padre e la preghiera “Padre mio, io mi abbandono a Te”

Nel primo mistero si contempla il trionfo del Padre nel giardino dell’Eden quando, dopo il peccato di Adamo ed Eva, promette la venuta del Salvatore. (Un’Ave Maria, dieci Padre Nostro, Gloria, Padre mio…, Angelo di Dio…)

“Il Signore Dio disse al serpente: poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno. Alla donna disse: moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. (Gn 3,14-16)

Nel secondo mistero si contempla il trionfo del Padre al momento del “Fiat” di Maria durante l’Annunciazione.

“L’Angelo disse a Maria: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e gli porrai nome Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà mai fine” (Lc 1,30 ss)

Nel terzo mistero si contempla il trionfo del Padre nell’orto del Getsemani quando dona tutta la sua potenza al Figlio.

“Gesù pregava: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però, non come voglio io, ma come vuoi tu!” Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra (Lc 22,41-46). Poi si avvicinò di nuovo ai discepoli e disse loro: “Ecco, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina” (Mt 26, 45-46). Gesù si fece innanzi e disse loro: “Chi cercate?” Gli risposero: “Gesù il Nazareno”. Disse loro Gesù: “IO SONO!” Appena disse “IO SONO”, indietreggiarono e caddero a terra” (Gv 18,4-6).

Nel quarto mistero si contempla il trionfo del Padre al momento di ogni giudizio particolare.

Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed ora è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. (Lc 15,20-24)

Nel quinto mistero si contempla il trionfo del Padre al momento del giudizio universale.

Udii allora una voce potente che usciva dal trono: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà Dio-con-loro. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, nè lutto, nè lamento, nè affanno, perché le cose di prima sono passate”. (Ap 21, 3-4)

Padre mio, io mi abbandono a Te

Padre mio,

io mi abbandono a Te,

fa’ di me ciò che ti piace;

qualunque cosa tu faccia di me

ti ringrazio.

Sono pronto a tutto, accetto tutto,

purché la tua volontà si compia in me

e in tutte le tue creature;

non desidero niente altro, mio Dio.

Rimetto la mia anima nelle tue mani,

te la dono, mio Dio,

con tutto l’amore del mio cuore,

perché ti amo.

Ed è per me un’esigenza d’amore il donarmi,

il rimettermi nelle tue mani, senza misura,

con una confidenza infinita

perché Tu sei il Padre mio.

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